FAQ – La terapia

FAQ – LA TERAPIA

In questa sezione sono elencate alcune domande introduttive e molto concrete con cui potrai farti un’idea più precisa di come funziona una terapia, quanto dura, quanto costa, quali sono i sintomi trattati e quando può essere davvero utile.

Vuoi saperne di più?

Ti suggerisco di navigare all’interno della sezione FAQ – I DISTURBI, ma soprattutto di dare un’occhiata agli articoli che periodicamente pubblico in merito, sempre ricchi di delucidazioni mirate e consigli concreti.

Hai bisogno di approfondimenti ulteriori o vuoi prendere un appuntamento con me per parlarmi della tua situazione specifica? Non esitare a contattarmi nella modalità che preferisci.

   

Una terapia può davvero aiutarmi?

   

Dipende ovviamente dal tipo di situazione e di problema, ma in ogni caso una terapia può aiutarti a vedere le cose in maniera nuova, diversa. A modificare dei comportamenti, talvolta. E a diminuire o far cessare, di conseguenza, dei disturbi.

In ogni caso, a trovare la soluzione più adatta a te. Ricorda sempre che non esistono risposte generalizzate, soprattutto in questo campo, perché ogni persona è a suo modo unica, lo è la sua storia personale, lo sono le sue esperienze. Di conseguenza, ogni problema merita di essere affrontato in maniera differente e su questo, l’aiuto della terapia può essere valido, fondamentale. 

Da parte mia, se mai scegliessi di darmi la tua fiducia, ti garantisco la massima correttezza: solo se penserò di essere davvero in grado di aiutarti, allora concorderò con te il percorso giusto per farlo, altrimenti te lo dirò onestamente e senza farti buttare via tempo o denaro.

 

   

Non potrei farcela da solo?

 

Questo in molti casi è vero. Anche per questo ho creato questo sito: perché contenuti e informazioni possano essere condivise e di aiuto a chi ha solo bisogno di schiarirsi un attimo le idee, di affrontare le questioni in modo differente, di qualche consiglio pratico.

Però non sempre è possibile farcela da soli, senza un valido aiuto. Almeno, non definitivamente. Ricordati: conflitti irrisolti non possono essere nascosti sotto un tappeto. Torneranno a manifestarsi, puntualmente.

In ogni caso, la decisione è solo tua. Se non pensi di essere pronto, nessuno può forzarti a intraprendere un percorso. Se invece sceglierai di farlo, sarà il momento giusto per restituirti il valore che meriti.

   

Ma lo psicologo non cura i pazzi? Io non credo di esserlo

 

Anche se convinzioni tradizionalmente diffuse nel nostro paese tendono a far credere questo, andare dallo psicologo non vuol dire assolutamente “essere matti”, ma piuttosto avere il coraggio di affrontare un problema.

Ovvero, di superare anche stereotipi e retaggi culturali sul tema, pur di ritrovare il proprio benessere psicofisico. Un fatto in cui io vedo una grande forza di volontà, una spinta verso l’automiglioramento: atteggiamenti positivi e tutt’altro che “folli”, che molti non riescono ad avere.

   

Parlare con un amico non è la stessa cosa?

   

Beh, un amico può dare un conforto, un consiglio, e ti confermo che ci sono casi in cui questo è sufficiente a risolvere una questione personale. Dunque, ti invito a valutare l’ipotesi, intanto, di farlo: di esporre a qualcuno di fiducia il tuo conflitto, anziché lasciare che continui a logorarti silenziosamente.

Quel che l’amico non potrà mai darti è un aiuto professionale, talvolta indispensabile. Non ha studiato per farlo. Non ha le competenze. Oltre ad essere coinvolto emotivamente nei tuoi confronti.

Andare dallo psicologo non vuol dire fare quattro chiacchiere al bar. Vuol dire affrontare professionalmente una difficoltà: un valido terapeuta saprà mettersi in discussione insieme a te e ridare valore alla tua vita, proprio partendo dai problemi che gli proporrai.

   

Che tipo di terapia e di approccio propone?

   

Come ho già spiegato, non può esistere un’unica soluzione valida per tutti, dunque la terapia per il singolo caso specifico può (e deve) variare per saper rispondere  prontamente alle esigenze della persona interessata. Le differenze toccano molti elementi: numero di soggetti coinvolti (individuale, di gruppo, familiare, di coppia), metodi e strumenti utilizzati, durata, frequenza e via dicendo.

Ciò che può rimanere costante è il tipo di approccio con cui i problemi vengono affrontati. Nel mio caso, rifacendomi al paradigma gruppoanalitico, cerco sempre di dare più valore alla persona, riportarla al centro del discorso. Restituire piena dignità alle sue decisioni, alla sua creatività e alle sue emozioni. Sono convinta che solo così sia possibile recuperare con successo l’equilibrio psicofisico ed il benessere personale, grazie ad una rinnovata considerazione di sé all’interno di un armonico rapporto con gli altri.

Ad ogni modo, se mi è permessa la battuta, puoi dimenticare il lettino freudiano ed i tempi biblici della psicanalisi da film di Woody Allen.

   

Quali sono i disturbi che normalmente tratta?

   

Devo dirti la verità: credo poco nelle classificazioni, proprio perché ritengo che ogni persona abbia una sua unicità e specialità, e che quindi sia altrettanto unico quello che sta passando a livello emozionale o esperienziale.

Ad ogni modo, rimanendo per comodità esplicativa alle categorie tradizionali, tratto tutti i disturbi d’ansia, nonché depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, disturbi alimentari, ipocondria, stress, lutto e perdita, separazione e divorzio, problemi relazionali (genitori-figli, di coppia ecc). Ma anche più genericamente problemi di insicurezza, carenza di autostima, disagio personale. Inoltre mi occupo abitualmente di disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza.

   

Quanto tempo dura una terapia?

   

Anche per il tempo, come per altri elementi già affrontati, non può esistere una risposta generica e uguale per tutti. Ti invito a riflettere con me: ti prenderei in giro se ti dicessi il contrario, solo per attirare la tua attenzione, come purtroppo qualcuno fa.

Una risposta più precisa, però, posso e devo dartela. E posso chiarirti che, di norma, i primi importanti benefici di una terapia si ottengono rapidamente, dopo poche sedute in cui si può subito trovare l’ascolto e lo spazio che da tempo mancavano. Si può iniziare a rendersi conto di punti di vista differenti, di scelte fino a quel momento non valutate. O semplicemente si può cominciare ad entrare veramente nel problema che sta all’origine del sintomo o del disturbo, per affrontarlo, piuttosto che per allontanarlo. 

A chi sceglie di fare una terapia con me, propongo spesso di concordare un breve periodo iniziale al termine del quale fare insieme delle prime valutazioni, per verificare i miglioramenti e decidere insieme se e come proseguire. Ovvero, se la strada intrapresa è quella giusta.

   

Le sedute sono individuali o di gruppo?

   

A seconda del caso specifico, potrebbe essere più adatto un percorso terapeutico di tipo individuale, familiare, di coppia o di gruppo.

Non esiste una regola: se il problema è di relazione con il proprio partner, non è da considerarsi scontato che la modalità più corretta sia quella di coppia, così come all’inverso potrebbe essere migliore un percorso di mediazione familiare anche se apparentemente una questione potrebbe sembrare da trattarsi singolarmente.

Ad ogni modo, la mia intenzione è sempre quella di offrire al paziente la strada più idonea per la sua situazione specifica – e, laddove possibile, più rapida – concordandola con lui in sede di primo incontro e con la possibilità di rivedere la scelta qualora necessario.

   

Dove e come si svolgono normalmente le sedute?

   

Di norma ricevo, solo su appuntamento, Roma, in via Aurelia 306, in uno studio ben collegato con i mezzi pubblici e con possibilità di parcheggio.

Le sedute durano circa un’ora e si svolgono solitamente con frequenza di una a settimana, fatto necessario per garantire la fondamentale continuità terapeutica, in assenza della quale i risultati sarebbero effimeri e poco significativi.

Eccezionalmente, posso effettuare sedute di videoconsulenza per i non residenti a Roma che abbiano comunque il desiderio di intraprendere un percorso con me.

   

Non crede lo psicologo costi troppo? Ho paura di buttare i miei soldi

   

Come ogni servizio sanitario ha chiaramente un costo, questo è inutile nasconderlo o sottovalutarlo. Spesso lo si immagina come “troppo alto” perché, anche in base a pregiudizi e stereotipi, non se ne comprende a pieno l’importanza, come invece accade per una visita ortopedica o una seduta fisioterapica.

Però riflettici bene: nulla ha più valore della propria vita e comprenderlo è un altro, grande atto di coraggio. Il corpo e la mente non sono due entità separate, ma armonicamente parte di un tutt’uno che è la persona. Per questo un conflitto irrisolto, così come una difficoltà personale o lavorativa, spesso sfociano anche in problematiche fisiche.

E molte volte, prima di comprendere (e accettare) l’origine psichica di un disturbo, c’è bisogno di svariate visite mediche, magari senza esito. Questo sì, con enorme spreco di tempo e di denaro.

Comunque sia, io comprendo bene che un prezzo troppo alto possa dissuadere dall’affrontare i propri problemi. Per questo scelgo di chiedere una cifra giusta, equa, anche andando incontro alle esigenze del paziente se necessario. Dandogli modo di avere la giusta continuità fino al raggiungimento del proprio obiettivo.

   

Qual è il prezzo di una seduta? Posso utilizzare il bonus psicologo?

   

Il prezzo varia in base al tipo di terapia e di situazione. Giusto per darti un orientamento, un’ora di terapia individuale costa tra i 70 e i 90 euro. Come detto, preferisco mantenermi in una fascia bassa rispetto alla media di settore, per poter permettere a più persone di accedere al servizio.

A questo si aggiungono le varie agevolazioni che offro, tra cui convenzioni e tariffe ridotte per studenti e categorie disagiate (da valutare in sede di primo colloquio).

Inoltre, aderisco all’iniziativa bonus psicologo INPS, che ti permetterà di usufruire di un contributo di 50 euro per ciascuna seduta fino ad un massimo annuo di 1.500 euro.

Infine va ricordato che la terapia psicologica è detraibile al 19% in sede fiscale, come spesa sanitaria.

   

La prima seduta è gratis?

   

Ci sono colleghi che lo fanno, ma non è il mio caso. Ma c’è un motivo. In primis, avendo già molti pazienti, devo tutelare il loro tempo, evitando di intasare l’agenda con persone poco convinte e/o perditempo.

Inoltre, preferisco dare maggior valore al tempo di chi vuole iniziare un percorso, che ha deciso, quindi, di impegnarsi. Anche perché ritengo il primo incontro di fondamentale importanza per il successo terapeutico. Lasciarlo totalmente gratuito può portare al rischio di sottovalutarlo, trasformandolo in una mera chiacchierata esplorativa: da parte del paziente come del terapeuta.

Dunque, fin dalla prima seduta – che può avere comunque un costo inferiore – il paziente avrà il massimo della mia attenzione e la regolare durata, potendo farsi davvero un’idea di come il percorso stesso potrebbe proseguire.