FAQ – I disturbi

FAQ – I DISTURBI

In questa sezione sono presentati, secondo le tradizionali classificazioni, alcuni tra i più comuni disturbi. Le domande offrono un quadro introduttivo sulle questioni più importanti, con cui iniziare a chiarire i primi dubbi.

Vuoi saperne di più?

Ti suggerisco di navigare all’interno della sezione FAQ – LA TERAPIA, ma soprattutto di dare un’occhiata agli articoli che periodicamente pubblico in merito, sempre ricchi di delucidazioni mirate e consigli concreti.

Hai bisogno di approfondimenti ulteriori o vuoi prendere un appuntamento con me per parlarmi della tua situazione specifica? Non esitare a contattarmi nella modalità che preferisci.

   

Che cos’è l’ansia?

   

Ciò che chiamiamo genericamente “ansia” è uno stato emotivo fisiologico con cui l’organismo risponde a eventi stressanti, che pongono a rischio l’equilibrio della persona a livello fisico, cognitivo e comportamentale. Può manifestarsi sotto forma di sintomatologie svariate, a livello emotivo (insicurezza, apprensione, tensione) come fisico (stato di irrequietezza, palpitazioni, tachicardia, sudorazione, mancanza d’aria, problemi gastrointestinali o muscolari).

Lo stato ansioso non rappresenta, di per sé, un malessere: come per altri stati emotivi (es. la paura), è piuttosto la risposta dell’individuo ad un alert, un allarme esterno, più o meno oggettivo, con cui viene innalzato il livello di vigilanza e si massimizzano le risposte in termini di adattamento alla nuova situazione.

Si tratta, quindi, di una condizione molto comune, che può però diventare un serio problema soprattutto qualora venga meno una corrispondenza logica e proporzionale tra minaccia e agitazione: ovvero mano a mano che l’ansia diventi slegata da un evento o sia eccessiva rispetto al reale ‘pericolo’, iniziando a presentarsi con frequenza, durata ed intensità sproporzionate, o in contesti in cui appaia apparentemente immotivata.

Se non trattata adeguatamente, l’ansia può sfociare in disturbi ulteriori (attacchi di panico, fobie) o divenire permanente (ansia generalizzata).

   

Da cosa dipende l’ansia?

   

Le cause dell’ansia sono da rintracciare sia in fattori biopsichici e genetici, sia esperienziali e relazionali. Dal punto di vista biologico e fisiologico, il meccanismo dell’ansia è ormai ben noto: le reazioni fisiche (ormonali, neurovegetative) seguono la percezione di una situazione (personale, sociale) come di pericolo, innescando delle inevitabili modifiche a livello comportamentale.

La situazione corporea degenerata non trova poi di norma adeguato sfogo in quanto, di solito, l’individuo tende a volerne nascondere gli effetti, ricercando forme di autocontrollo o tentando comunque di restare imperturbabile. Questo è tanto più vero qualora il contesto che produce l’ansia (es. una riunione importante) lo richieda in termini di accettazione sociale.

Una delle condizioni più evidenti prodotte dall’ansia a livello fisico, e da cui dipendono molte delle altre come conseguenze della prima, è rappresentata dall’irrigidimento a livello respiratorio: in pratica, la percezione di allarme genera un metabolismo aumentato, con una richiesta di maggior ossigeno che non trova adeguata risposta a causa di un’involontaria contrazione muscolare in ambito toracico. 

   

Come si combatte l’ansia?

 

In base al grado di ansia – valutabile mettendo in correlazione fattori quali intensità / frequenza / durata / congruità rispetto al pericolo – sono possibili risposte di vario tipo, anche combinabili tra loro, dalle più soft (comportamentali) fino a quelle medicinali. Tra le accortezze pratiche, ricordiamo:
1) tecniche di rilassamento a base respiratoria
2) l’alimentazione (evitare sostanze eccitanti come caffè o alcool)
3) esercizio fisico quotidiano
4) autoanalisi dei disturbi
5) vita sociale attiva e con spazi di espressione personale

Aiuti esterni possono arrivare da sostanze quali tisane e tranquillanti naturali (es. valeriana) o forme di medicina ecologica (es. fiori di Bach). Nei casi più gravi, solo dietro adeguata prescrizione medica, viene presa in considerazione la terapia farmacologica.

Ad ogni modo, il concetto principale da avere chiaro è che agire solo sul sintomo è un’azione limitata, perché si concentra sulla conseguenza anziché sulle cause del problema.

   

Quando è necessario ricorrere ad un percorso psicologico?

   

Come detto, un’azione di controllo e gestione del sintomo fisico, da sola, è effimera, inefficace: questo perché si starebbe combattendo la conseguenza e non l’effettiva causa, da ricercarsi piuttosto analizzando profondamente la situazione personale, esperienziale e sociale del soggetto. Riconoscere questo elemento è basilare per comprendere come intervenire e, in tal senso, lo psicologo può dare una mano fondamentale, anche per evitare che la situazione precipiti e che i disturbi diventino essi stessi cause di angosce ulteriori (l’ansia che genera ansia, perdendo totalmente il rapporto con la realtà in termini di pericolo o minacce concrete).

Quando l’ansia inizia a comportare significativi cambiamenti alla vita (soprattutto sociale e lavorativa) della persona e/o quando lo stato di tensione diventa perdurante, allora è da prendere in seria considerazione l’idea di un aiuto psicologico.

Grazie ad un percorso, sarà possibile lavorare su due fronti: su sintomi e disturbi, apprendendo nuove modalità di riconoscimento e gestione degli stessi; nonché, soprattutto, sulle cause più profonde che generano l’ansia, individuandole, analizzandole e affrontandole, così da risolvere con successo il problema alla radice

   

Che tipo di terapia e di approccio propone?

   

Come ho già spiegato, non può esistere un’unica soluzione valida per tutti, dunque la terapia per il singolo caso specifico può (e deve) variare per saper rispondere  prontamente alle esigenze della persona interessata. Le differenze toccano molti elementi: numero di soggetti coinvolti (individuale, di gruppo, familiare, di coppia), metodi e strumenti utilizzati, durata, frequenza e via dicendo.

Ciò che può rimanere costante è il tipo di approccio con cui i problemi vengono affrontati. Nel mio caso, rifacendomi al paradigma gruppoanalitico, cerco sempre di dare più valore alla persona, riportarla al centro del discorso. Restituire piena dignità alle sue decisioni, alla sua creatività e alle sue emozioni. Sono convinta che solo così sia possibile recuperare con successo l’equilibrio psicofisico ed il benessere personale, grazie ad una rinnovata considerazione di sé all’interno di un armonico rapporto con gli altri.

Ad ogni modo, se mi è permessa la battuta, puoi dimenticare il lettino freudiano ed i tempi biblici della psicanalisi da film di Woody Allen.

   

Quali sono i disturbi che normalmente tratta?

   

Devo dirti la verità: credo poco nelle classificazioni, proprio perché ritengo che ogni persona abbia una sua unicità e specialità. Di conseguenza, penso la stessa cosa per ciò che sta passando a livello emozionale o esperienziale.

Ad ogni modo, rimanendo per comodità esplicativa alle categorie tradizionali, tratto tutti i disturbi d’ansia, nonché depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, disturbi alimentari, ipocondria, stress, lutto e perdita, separazione e divorzio, problemi relazionali (genitori-figli, di coppia ecc). Ma anche più genericamente problemi di insicurezza, carenza di autostima, disagio personale. Inoltre mi occupo abitualmente di disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza.

   

Quanto tempo dura una terapia?

   

Anche per il tempo, come per altri elementi già affrontati, non può esistere una risposta generica. Ti invito a riflettere con me: ti prenderei in giro se ti dicessi il contrario, come purtroppo qualcuno fa.

Una risposta più precisa, però, posso e devo dartela. E posso chiarirti che, di norma, i primi importanti benefici di una terapia si ottengono rapidamente, dopo poche sedute: si può trovare l’ascolto e lo spazio che da tempo mancavano. Si può iniziare a rendersi conto di punti di vista differenti, di scelte fino a quel momento non valutate. O semplicemente si può cominciare ad entrare veramente in un problema che sta all’origine del sintomo o del disturbo, per affrontarlo, ancor più che per superarlo. 

A chi sceglie di fare una terapia con me, propongo spesso di concordare un periodo iniziale al termine del quale fare insieme delle prime valutazioni, per verificare i miglioramenti e decidere insieme se e come proseguire. Ovvero, se la strada intrapresa è quella giusta.

   

Le sedute sono individuali o di gruppo?

   

A seconda del caso specifico, potrebbe essere più adatto un percorso terapeutico di tipo individuale, familiare, di coppia o di gruppo.

Non esiste una regola: se il problema è di relazione con il proprio partner, non è da considerarsi scontato che la modalità più corretta sia quella di coppia, così come all’inverso potrebbe essere migliore un percorso di mediazione familiare anche se apparentemente una questione potrebbe sembrare da trattarsi singolarmente.

Ad ogni modo, la mia intenzione è sempre quella di offrire al paziente la strada più adatta per la sua situazione specifica – e, laddove possibile, più rapida – concordandola con lui in sede di primo incontro e con la possibilità di rivedere la scelta qualora necessario.

   

Dove e come si svolgono normalmente le sedute?

   

Di norma ricevo, solo su appuntamento, Roma, in via Aurelia 306, in uno studio ben collegato con i mezzi pubblici e con possibilità di parcheggio.

Le sedute durano circa un’ora e si svolgono solitamente con frequenza di una a settimana, fatto necessario per garantire la fondamentale continuità terapeutica, in assenza della quale i risultati sarebbero effimeri e poco significativi.

Eccezionalmente, posso effettuare sedute di videoconsulenza per i non residenti a Roma che abbiano comunque il desiderio di intraprendere un percorso con me.

   

Non crede lo psicologo costi troppo? Ho paura di buttare i miei soldi

   

Come ogni servizio sanitario ha chiaramente un costo, questo è inutile nasconderlo o sottovalutarlo. Spesso lo si immagina come “troppo alto” perché, anche in base a pregiudizi e stereotipi, non se ne comprende a pieno l’importanza, come invece accade per una visita ortopedica o una seduta fisioterapica.

Però riflettici bene: nulla ha più valore della propria vita e comprenderlo è un altro, grande atto di coraggio. Il corpo e la mente non sono due entità separate, ma armonicamente parte di un tutt’uno che è la persona. Per questo un conflitto irrisolto, così come una difficoltà personale o lavorativa, spesso sfociano anche in problematiche fisiche.

E molte volte, prima di comprendere (e accettare) l’origine psichica di un disturbo, c’è bisogno di svariate visite mediche, magari senza esito. Questo sì, con enorme spreco di tempo e di denaro.

Comunque sia, io comprendo bene che un prezzo troppo alto possa dissuadere dall’affrontare i propri problemi. Per questo scelgo di chiedere una cifra giusta, equa, anche andando incontro alle esigenze del paziente se necessario. Dandogli modo di avere la giusta continuità fino al raggiungimento del proprio obiettivo.

   

Qual è il prezzo di una seduta?

   

Il prezzo varia in base al tipo di terapia e di situazione. Giusto per darti un orientamento, un’ora di terapia individuale costa tra i 50 e i 70 euro. Come detto, preferisco mantenermi in una fascia bassa rispetto alla media di settore, per poter permettere a più persone di accedere al servizio.

A questo si aggiungono le varie agevolazioni che offro, tra cui tariffe ridotte per studenti e categorie disagiate (da valutare in sede di primo colloquio).

Infine va ricordato che la terapia psicologica è detraibile al 19% in sede fiscale, come spesa sanitaria.

   

La prima seduta è gratis?

   

Ci sono colleghi che lo fanno, ma non è il mio caso. Ma c’è un motivo. In primis, avendo già molti pazienti, devo tutelare il loro tempo, evitando di intasare l’agenda con persone poco convinte e/o perditempo.

Inoltre, preferisco dare maggior valore al tempo di chi vuole iniziare un percorso, che ha deciso, quindi, di impegnarsi. Anche perché ritengo il primo incontro di fondamentale importanza per il successo terapeutico. Lasciarlo totalmente gratuito può portare al rischio di sottovalutarlo, trasformandolo in una mera chiacchierata esplorativa: da parte del paziente come del terapeuta.

Dunque, fin dalla prima seduta – che può avere comunque un costo inferiore – il paziente avrà il massimo della mia attenzione e la regolare durata, potendo farsi davvero un’idea di come il percorso stesso potrebbe proseguire.